ADHRB Informa la Commissione per i diritti umani del Parlamento italiano sulla situazione in Bahrein

Lunedì 13 maggio 2019, Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain (ADHRB) ha testimoniato davanti al Comitato Permanente dei Diritti Umani, una sottocommissione della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati del Parlamento italiano. Nella testimonianza, ADHRB ha sottolineato l’escalation di abusi del governo del Bahrein dal 2016, il suo attacco ai difensori dei diritti umani, le cattive condizioni di detenzione nelle strutture detentive e il ricorso alla pena capitale.

 

All’inizio dell’udienza, ADHRB ha fornito una panoramica generale del deterioramento della situazione dei diritti umani in Bahrein. Le osservazioni si sono concentrate, in particolare, sull’aumento delle azioni mirate contro i difensori dei diritti umani e gli attivisti dell’opposizione politica, la strumentalizzazione dei privilegi di cittadinanza e nazionalità e sul ricorso alla pena di morte. Tra gli sviluppi più significativi in Bahrein dal 2016 vi sono: il rafforzamento della National Security Agency, che funge da polizia segreta, nel gennaio 2017; il rafforzamento dei tribunali militari per processare i civili in tempo di pace nel 2017; lo scioglimento di Al Wefaq, una società politica sciita e la più grande società di opposizione politica del Bahrein, nel luglio 2016; nonché lo scioglimento della National Democratic Action Society, una società politica di sinistra laica dell’opposizione, nel marzo 2017.

Le osservazioni si riferiscono anche al fatto che il governo del Bahrein ha preso di mira i difensori dei diritti umani e gli attivisti dell’opposizione politica. Tra coloro i cui casi sono particolarmente preoccupanti ci sono Abdulhadi Al Khawaja, Nabeel Rajab e lo sceicco Ali Salman. Al Khawaja, un importante difensore dei diritti umani, è stato arrestato nel 2011 a causa della sua partecipazione e della sua leadership nel movimento di protesta pacifica di massa. Al Khawaja è stato torturato e condannato all’ergastolo. Anche Rajab è un importante difensore dei diritti umani. Attualmente sta scontando una condanna a cinque anni di carcere con l’accusa di libertà di espressione derivante da tweet che criticano il coinvolgimento dell’Arabia Saudita nella guerra in Yemen e la tortura nella prigione Jau del Bahrein. Lo sceicco Ali Salman è l’ex segretario generale di Al Wefaq. È stato arrestato nel 2014 e successivamente condannato a quattro anni di carcere ma, mentre la sua condanna stava per scadere nel novembre 2017, le autorità hanno presentato nuove accuse di spionaggio a suo carico, mosse da motivazioni politiche. Di conseguenza, il 5 novembre 2018 è stato condannato all’ergastolo.

Le osservazioni di ADHRB si sono concentrate anche sulle cattive condizioni di detenzione dei detenuti nelle strutture detentive del Bahrein. Le cattive condizioni, tra cui il sovraffollamento e le scarse condizioni igienico-sanitarie, colpiscono in particolare i detenuti con problemi di salute preesistenti. In molti casi, i prigionieri politici che soffrono di problemi di salute non possono ricevere un’adeguata assistenza sanitaria. La prigione di Jau, il principale centro di detenzione del Bahrein, che ospita leader politici, difensori dei diritti umani e altri prigionieri di coscienza, è notoriamente in condizioni disumane. I prigionieri di Jau soffrono di una mancanza di strutture e servizi di base, in parte dovuta a un grave sovraffollamento. 

Le osservazioni si sono concentrate anche sull’uso della pena capitale da parte del Bahrein e sul rifiuto dell’appello finale di Ali AlArab e Ahmed AlMalali del 6 maggio 2019. Con il mantenimento delle loro sentenze, i loro casi vanno al Re, che può ratificare o respingere le loro sentenze. Ora si uniscono ad altri sei uomini nel braccio della morte che sono a rischio imminente di esecuzione, portando il totale a rischio imminente a otto. AlArab e AlMalali erano stati torturati per confessare crimini terroristici che non potevano commettere ed entrambi gli uomini sono stati denazionalizzati, anche se la loro cittadinanza è stata ripristinata il 27 aprile 2019 per ordine del re.

Nella testimonianza, ADHRB ha invitato il governo italiano ad assumere una posizione più forte verso la protezione e la promozione dei diritti umani in Bahrein, seguendo le Linee guida dell’Unione Europea (UE) sui difensori dei diritti umani, un documento che stabilisce come i governi e le ambasciate dovrebbero sostenere i difensori dei diritti umani. Tra le linee guida c’è la necessità di consultare e condividere informazioni con i difensori, riceverle in ambasciata, dando un riconoscimento visibile ai difensori attraverso visite e inviti, tra le altre cose, e partecipando e osservando i processi dei difensori.

Assicurando che le delegazioni e la politica italiana siano in linea con le linee guida dell’UE, il governo italiano sarà in una posizione più forte nei confronti dei diritti umani e potrà dimostrare una maggiore leadership nella promozione e protezione dei diritti umani in Bahrain.

 

 

 

Trovate qui una copia di questa dichiarazione in italiano.